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L'Europa, i giovani e la sfida all'integrazione

Ivana Gullo – Mostra Collettiva - PA

I quadri di Ivana Gullo sono tutti degli autoritratti, sono proiezioni della sua anima. la sua poetica è piuttosto psicologica - individuale.

In questo si avvicina molto ad un certo surrealismo - astratto. Anche se il suo “segno” invece è più libero e aleatorio, proprio come la sua Weltanschauung. Ma non è “casuale”, anche se a prima vista può sembrarlo.

 

La casualità dei suoi dipinti è sempre limitata alla volontà dell’artista; non si abbandona al “caso”, non è una tachista. mondo magico e riesce a “mostrarlo” agli altri, contagiando i suoi sentimenti a chiunque fruisce della sua pittura. Non prescinde da raccontare se stessa, la sua è una pittura autobiografica. Tra i suoi riferimenti spicca quello di Georgia O’Keeffe, non solo per la scelta del soggetto, ma per le tonalità e le velature, che richiamano l’effetto “vellutato” dei petali che la pittrice statunitense ha come motivo iconografico prediletto.

Inoltre le due pittrici hanno in comune quella tipica sensibilità femminile, che non può fare a meno di empatizzare con l’universo “floreale”.

 

Conosco questa pittrice da diversi anni. Qualcuno ha dichiarato che l’estetica non si discosta mai dall’etica. Aldilà di quanto possa essere discutibile l’affermazione, credo che nel caso di Ivana Gullo, questo corrisponda al vero.

 

 

Makuta

IVANA GULLO – Mostra Aretè

Segno libero e sensazioni visive - AG

Ivana Gullo in alcune delle sue opere sembra ricalcare le ombre dell’ESPRESSIONISMO ASTRATTO, corrente artistica affermatasi in America intorno al 1945, quando si preferì abbandonare del tutto ogni forma precostituita dell’arte per esprimere i sentimenti soltanto attraverso linee e colori, cosicchè il gesto dell’artista potesse compiersi prima dell’intervento della ragione e delle sue sovrastrutture.

 

Analoga a questa corrente sono i lavori pittorici di Ivana Gullo, ossia una pittura fatta di macchie, immagini astratte e fiori, soggetti che esulano dalla realtà conosciuta, alla ricerca di nuove sensazioni visive. È così che l’artista si affida al segno libero, all’espressione soggettiva, a nuove percezioni della realtà, lasciandosi guidare dall’ispirazione improvvisa.

 

 

Luana Coco

IVANA GULLO – Libere vertigini dell’assoluto

Ivana Gullo è una pittrice sensibile e talentuosa: esprime un’energia creativa che caratterizza le sue motivate e cangianti opere pittoriche.
Gli ambienti artistici e le correnti di fine secolo sono motivo nell’artista di una viva attenzione alla ricerca di nuove sperimentazioni cromatiche, tanto da incentrare nei suoi lavori una tecnica del tutto nuova e difficile da catalogare.


L’artista indaga quei fenomeni sociali e quegli aspetti culturali e di conseguenza quegli avvenimenti contemporanei (senza rinnegare i suoi trascorsi maturati nei luoghi di nascita), una realtà che le permette d’affrontare con tale disinvoltura una gestualità dettata da passaggi reconditi e sottili stadi di sofferenza umana, le profondità del suo stato d’animo.


La pittrice attenta osservatrice da un paio d’anni studia e lavora meticolosamente attraverso rappresentazioni “illusionistiche”, dove la stesura del colore nella sua totale libertà “costringe l’artista a percorsi obbligati sulla superficie del supporto e allo stesso tempo confonde con il suo messaggio mescolato a complete contaminazioni cromatiche.
L’artista siciliana non ispirata tra i pittori di fine secolo, riconosce il loro genio creativo, tanto da condividere e avvicinarsi inconsapevolmente osservando le sue opere all’affermarsi di spinte innovative come l’esperienza della Secessione Viennese del 1898 fondata da Gustave Klimt e la pittura di Ergon Schiele in particolare, senza escludere la descrittiva pittura fiamminga del XV secolo con Van Eyck (cui ne rimane estasiata) così come della razionale pittura monocromatica di Mark Rothko e del precisionismo della pittrice Georgia O’Keeffe’s.


Una visibile sensualità descrittiva quella di Ivana Gullo, dettata da campiture segniche con il percorso del colore che le attraversa e invade lo spazio e da un grafismo lineare unico, scevro da ogni schematismo: una vivace libertà creativa accentuata da una piena sintonia con l’ispirazione del momento.
Nascono i primi soggetti: i fiori, le loro forme sono espressione di fragilità e delicatezza, (come il precisionismo: stile realistico della pittrice americana Georgia O’Keeffe’s) lasciando intendere quel “micro - mondo” perfetto, quella natura creatrice presente nel cosmo, cioè il rapporto della terra e della fecondità, che da sempre ha contraddistinto la presenza e la cultura nel mondo dell’essere umano.


La pittrice riconosce all’arte il ruolo di forza propulsiva, ma anche di denuncia della realtà: cioè quella forza redentrice che smaschera il falso moralismo della società dominante e dalle sue rappresentazioni si snoda un linguaggio con inclinazione a contenuti simbolici, l’assenza di prospettiva, il gioco delle linee, adesso libere e nervose e adesso d’un tratto meno articolate, sono grovigli di forze, un perfetto equilibrio dove i rossi sanguinei creano paesaggi malinconici con i bruni e i neri tenebrosi, assumendo così una profondità dai contorni emozionali molto marcati.


Compaiono sulla tele, la fisicità dei corpi femminili (il corpo è il tramite verso l’interiorità) terribilmente provocanti, in pose spesso assurde da un equilibrio precario, alle volte verticali per confondere la spazialità e alle volte appena visibili e tendenti alla deformazione: una riduzione delle forme a pure sagome, quasi ritagliate e staglianti sul fondo infinito del supporto.


Uno spazio piatto a dimostrazione come l’artista siciliana sia in grado di utilizzare un linguaggio pittorico convulso e corposo ma allo stesso tempo, rompe gli schemi in una dissonanza armonica con campiture cromatiche e costruzioni spaziali, linguaggio universale di un conosciuto espressionismo emotivo astratto.
Ivana Gullo esprime le forti e sentite pulsioni intime, (l’introspezione dell’io) e di conseguenza il peso psicologico dei gesti e delle espressioni cromatiche così emozionanti, non concede spazio al decorativismo o al compiacimento estetico delle sue opere sono quasi tutte sperimentazioni, le variazioni cromatiche ricordano con l’eccellente uso della velatura le produzioni del pittore americano di origine russa Mark Rothko: la vera funzione del colore diviene l’unico dominatore incontrastato della tela.


Un campo d’azione dove l’artista ritrova sé stessa, una pittura immaginifica dove l’uso sapiente e graduale della velatura trasparente avvolge il corpo della pittura: la percezione dell’infinito-colore che conserva le spoglie di un mondo visionario e ha un impatto forte e violento sull’osservatore: ribellione e provocazione, messaggi universali che vanno evolvendosi periodicamente nel tempo e vanno di pari passo con la crescita professionale della sua visibilità nel vasto panorama artistico.
L’artista dipinge per pura passione è quasi una sfida, cioè diventa uno strumento nelle mani del colore, le sue opere sono una sorta di scudo per evadere dalla triste realtà sociale, una visione personale dove segni, linee essenziali sembrano incidere il supporto, un percorso netto e magmatico è sintetizzato da un ordine mentale visionario.


Ivana Gullo mostra il suo essere istintivo, una voce interiore carica di sentimenti e di segreti nascosti: ci conduce per mano verso un viaggio all’infinito, con la profonda nostalgia dell’assoluto e da quella libertà espressiva che cela il soffio della vita e la bellezza dello spirito.
Il fascino eterno di uno specchio che riflette la purezza di ogni cuore..

 

 

Davide Valdesi

L’esplorazione della conoscenza

L’Arte di Ivana Gullo

Homo Faber – Resoconto è un romanzo scritto dallo svizzero Max Frisch negli anni Cinquanta che narra la crisi di un ingegnere, costretto dagli eventi della vita a rimettere in discussione la sua visione razionale del mondo, con la scoperta dell’ineffabile, del casuale e della transitorietà dell’esistere. Di tutto ciò che costituisce la bellezza della Vita.

 

Di fatto, ciò che ci propone la pittura di Ivana Gullo: l’uomo da quando ha cominciato a fondare la Cultura ha sempre agito secondo la seguente logica o algoritmo.

 

Si è guardato intorno, cercando di conoscere ciò che lo circondava. Ha creato dei modelli mentali. Ha cercato di tradurre quei modelli in realtà concrete, siano questi teoremi, utensili o opere d’arte.

 

Ivana si interroga nel suo creare su questo processo, ponendosi infiniti interrogativi. La realtà è conoscibile? Oppure noi uomini ci limitiamo a proiettare su di essa le nostre paure ed aspettative?

 

Il razionalista scuoterebbe il capo, dinanzi a tali domande e si limiterebbe a ribattere che il Mondo non è nulla di più ciò che percepiscono i nostri sensi. Ivana, invece, continua a suggerirci che il Mondo è Mistero: non potremo mai conoscerlo nella sua interezza, potremo al massimo fantasticare e a fare innumerevoli ipotesi su molte cose di cui non avremmo mai una giusta risposta alle nostre domande per citate una sua riflessione.

La ragione, quindi più semplificare il Mondo, ma non comprenderlo né dominarlo. Per rapportarsi ad esso serve una facoltà diversa e più ampia.

 

La fantasia, la stessa che anima il Fanciullino di Pascoli. La voce nascosta nel profondo di ogni uomo, figlia della sensibilità e dell’intuizione, capace di stupirsi dinanzi al Reale, ponendosi innanzi a questo come se fosse la prima volta.

 

Capace di stupirsi dinanzi ad ogni cosa e darle nome, come Adamo dinanzi alla bellezze dell’Eden.
Ciò permette di conoscere le corrispondenze segrete delle cose, generando universi fondati sull’Analogia.

 

Tutto ciò vive nei quadri di Ivana: non astrazioni, ma depurazioni delle cose e delle figure, liberati del peso della Materia e dell’Accidente, per rendersi forma e colore, ritmo e relazione.

 

Tracce di vita sulla tela, diario del peso di esistere che l’Uomo incontra ogni giorno. Il duello tra la consapevolezza della morte e della transitorietà e la speranza che qualcosa di noi sopravviva all’Abisso, sfidando il Nulla.

 

Sono fuochi, ferite lancinanti. Parlano della bestialità che vi è nell’uomo, parlano di gelosia, possesso, creazione, sesso e di “selezione naturale” e della capacità di trascenderle, creando bellezza, ciò che permette di esorcizzare i nostri demoni.

 

 

 

Alessio Brugnoli

Potpourri - Photo magazine online N° 29

Fotografie di sogni - Ritorno alle Origini

Un costruita casualità è la definizione che meglio si adatta agli acquerelli su carta trattata e ai lavori grafici di Ivana Gullo.

Guardando le opere, si percepisce una sapiente ricerca attraverso un’alchimia cromatica e formale portata ad una sintesi quasi elementare.

La forma si scarnifica diventando segno grafico, e le macchie di colore si mescolano in uno sposalizio che scompone e ricompone materia ed elementi.

 

Ivana dice: “Mi piace stravolgere le forme facendone nascere altre sempre nuove, e giocare con il colore”.

Il suo viaggio nell’arte, alla ricerca di idee e stimoli, la porta ad esplorare mezzi diversi, dall’acquerello alla grafica e anche la fotografia e i mezzi digitali.

 

La sua tecnica, basata sull’uso di pitture acriliche e inchiostri liquidi ha in se degli echi di Giorgia O’Keefe per le tonalità sature, le velature di colore e l’evocare motivi floreali. I suoi acquerelli diventano fotografie di sogni, macchie di colore che giocano sulla continua metamorfosi del soggetto, visto in modo diverso da ciascuno spettatore. Uno scrittore che Ivana sente vicino è Junichiro Tanizaki per i suoi scritti che parlano di sensazioni sensoriali nella civiltà Orientale, per il suo emozionarsi odorando la carta, per la riscoperta della bellezza delle ombre e non soltanto delle luci, affascinato dai particolari e da ciò che la maggior parte della gente definirebbe difetti.

 

Come Tanizaki, il viaggio di Ivana ripercorre a ritroso il cammino dell’artista, per ritrovare se stessa e un dialogo col mondo che la circonda. L’arte è nella vita, ma cosa sarebbe la vita senza l’arte? Il grande giornalista e ricercatore Corrado Augias dice: “La vita contemporanea, all'apparenza così piena di luce, contiene in realtà vaste zone d'ombra, dove solo la letteratura e le arti sono in grado di penetrare: sicuramente non riusciranno a illuminarla per intero, tanto meno potranno cambiarne il connotato, ma possono aiutarci a percepirne l'estensione e la complessità, il che sarebbe già un risultato notevole”.

 

 

 

Emanuela Cina